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Sinodo 2012, serata pubblica su giovani ed immigrazione

I delicati temi trattati, come di consueto, presso il Tempio Valdese di Torre Pellice. Paravati: «Non chiamiamoli immigrati: la loro presenza ê un dato strutturale della nostra società»

Giovani, immigrazione ed integrazione: questi i temi al centro della serata pubblica del Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste, appuntamento annuale in corso di svolgimento presso il Tempio Valdese di Torre Pellice. Tra gli apprezzati intermezzi musicali del quintetto degli Architorti e della corale valdese di Torre Pellice, si sono alternati gli interventi di alcuni giovani immigrati membri di chiese evangeliche, di Claudio Paravati, segretario della Federazione giovanile evangelica italiana, del politologo Paolo Naso e della moderatora della Tavola valdese pastora Maria Bonafede. Ospite speciale della serata il ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi.

"Sono una donna, sono africana, mi sento italiana, appartengo a una chesa protestante - si è presentata Anita, 21 anni, studentessa di farmacia a Bologna - e tutte queste tessere costituiscono elementi essenziali della mia identità. Non è facile tenerli insieme, ma questo sono e questo voglio essere". In realtà Anita italiana lo è nelle intenzioni e nel cuore, ma non sulla carta d'identità: pur nata nel nostro paese, infatti, resta una immigrata. "Non chiamiamoli immigrati - ha però affermato Paravati - e smettiamola di definirli 'di seconda generazione', perché questa definizione non aiuta né noi né loro a capire che la loro presenza ê ormai un dato permanente e strutturale della società italiana. Quanto a noi, i nostri gruppi giovanili sono luoghi di integrazione nei quali sperimentiamo una comunione interculturale che non ha ancora sufficiente riscontro nella società italiana". "Siamo in ritardo - ha affermato Naso - perché a lungo ci siamo illusi che diversamente dal resto dell'Europa, l'immigrazione in Italia sarebbe stata transitoria e reversibile. Ora si tratta di recuperare il terreno perso affrontando con decisione il tema della cittadinanza, dei diritti e dei doveri di chi vive permanentemente in Italia. Si tratta di costruire un 'patto' di convivenza nel quale, consapevoli delle proprie identità, italiani ed immigrati si riconoscono membri della stessa comunità civile".

"Dobbiamo cambiare l'idea di fondo che troppo a lungo ha orientato il dibattito sull'immigrazione - ha affermato il ministro Riccardi -, spiegando che non siamo affatto di fronte a un'invasione ma all'opportunità di accogliere e valorizzare giovani come quelli che hanno parlato stasera. Attraversiamo un momento difficile, certo, ma dobbiamo capire che il rilancio della crescita economica sarà con gli immigrati o semplicemente non sarà". In conclusione, l'intervento della moderatora Bonafede che ringraziando ha ribadito come le chiese valdesi e metodiste si pongano molto seriamente il problema dell'accoglienza dell'altro, e non solo sul piano dell'aiuto e del sostegno materiale. In questo senso "continueremo con determinazione a sollecitare norme che garantiscono i diritti degli immigrati che ormai costituiscono una componente essenziale della nostra società".

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